L’industria Metanifera e la Subsidenza

Descrizione

Il Delta del Po è un territorio caratterizzato da paesaggi sconfinati, dove terra e acqua si incontrano creando immagini suggestive e regalando emozioni uniche. Attraverso le strade del Comune di Porto Tolle, vengono proposti due percorsi, uno di circa 56 km che si sviluppa nell’Isola della Donzella, e uno di circa 35 km che si sviluppa nell’Isola di Ca’ Venier.

In questi due percorsi si mettono in evidenza i luoghi principali che sono stati protagonisti della grande industria metanifera tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900 e delle sue conseguenze, accompagnando il visitatore in una esperienza di esplorazione e scoperta della nostra terra.

Un modo per immergersi nelle bellezze di questi luoghi e per capire i motivi che hanno portato Porto Tolle ad avere l’aspetto territoriale ed economico attuale.

Il visitatore, attraverso queste strade, avrà la straordinaria occasione di percepire tutte le meraviglie del paesaggio, passando lungo le sconfinate valli, gli alti argini che difendono questa perla dell’Adriatico e la bellissima Sacca degli Scardovari, un luogo unico, capace di regalare sensazioni da togliere il fiato, grazie ai colori, al silenzio, alle voci della natura.

L’INDUSTRIA METANIFERA E LA SUBSIDENZA: GLI EVENTI

Nel 1933 nella frazione di Ca’ Cappello, nell’attuale Comune di Porto Viro, venne fatta casualmente la scoperta del gas metano umido, che decretò l’inizio dell’era dell’industria metanifera nel basso Polesine.

Nel Comune di Porto Tolle agli inizi degli anni ’40, nella frazione di Scardovari, fu realizzata la prima centrale di estrazione, che attraverso una rete di condutture aveva la capacità di trasportare 200 mila metri cubi di gas naturale.

Tra il 1951 e il 1955, tra la frazione di Polesine Camerini e la frazione di Pila, vennero realizzati circa 120 pozzi di metano con una capacità estrattiva pari a 95 milioni di metri cubi di gas.
Era il dato più elevato di tutto il Polesine.

Sembrava che la scoperta di questo gas avesse la capacità di risollevare le sorti della popolazione; il basso Polesine presentava condizioni di vita e di lavoro molto precarie, la popolazione spesso era in condizioni di forte disagio sociale e igienico sanitario, con livelli di povertà molto elevati.

Purtroppo, la storia si stava invece preparando a scrivere un altro capitolo di sofferenza, di lotte politiche e sindacali per la salvaguardia di questa terra e del suo popolo.

Con l’alluvione del 1951, e tutte quelle che si susseguirono, si iniziò ad ipotizzare che forse i motivi erano anche da ricercare nell’estrazione del metano e quindi nel fenomeno della subsidenza, e non solo in carenze dovute al sistema di controllo e di intervento nella sicurezza idraulica.

Nel 1957 si verificò una nuova piena che poi si trasformò in alluvione; in questo stesso anno, si osservò per la prima volta il fenomeno della risalita delle acque del mare alla foce del fiume Po, dato che l’abbassamento alla foce risultava di un metro e mezzo.

Ci fu poi l’ultima grande alluvione del 4 Novembre del 1966, in cui il Comune di Porto Tolle subì danni ingenti.

Il fenomeno della subsidenza, a causa dello sfruttamento da parte dell’industria metanifera, aveva portato alcune aree del territorio a 4 m sotto il livello del mare.

Di conseguenza la sicurezza idraulica era stata compromessa.

La grande industria metanifera ha coinvolto interessi di tipo economico e politico, le cui conseguenze sono state pagate dai cittadini e si perpetuano ancora oggi.

Tuttavia, Porto Tolle ha dimostrato grande capacità di risollevare la testa, e dopo l’alluvione del ’66 decise di bonificare definitivamente le valli da pesca, considerate dalla popolazione come uno dei tanti elementi che avevano indebolito le difese a mare.

Inoltre, Porto Tolle ha sempre lottato con i denti per evitare che il territorio venisse ancora sfruttato e danneggiato, per trasmettere la determinazione dei nostri nonni nel cambiare le sorti del proprio destino, investendo fatica e denaro, portando innovazione e progetti da applicare in nuovi campi di sviluppo e formazione.

 

Località di partenza:

Porto Tolle

Località di arrivo:

Porto Tolle

Lunghezza:

Tratto ISOLA DI CA’ VENIER: Km 35.2 – Tratto ISOLA DELLA DONZELLA: Km 56.4 Km

Durata:

Tratto CA’ VENIER: 2h20 (15Km/h) Sport: 1h09 (30Km/h) – Tratto DONZELLA: 3h45 (15Km/h) Sport: 1h53 (30Km/h)

Elementi di interesse storico-culturale:

01. PALAZZO COMUNALE DI PORTO TOLLE* – PIAZZA CICERUACCHIO
Piazza Ciceruacchio, 1 – 45018 Ca’ Tiepolo Porto Tolle
Da Piazza Ciceruacchio facciamo partire i due percorsi che racconteranno la storia dell’industria metanifera nel Comune di Porto Tolle, che portò lavoro non solo qui, ma anche in tutto il Polesine e nell’area ferrarese: nella sola provincia di Rovigo furono circa 3000 persone che trovarono occupazione. *Ex caserma austriaca ottocentesca. Al centro della piazza è ospitata la statua di Ciceruacchio, conosciuto con il nome di Angelo Brunetti, garibaldino, che troverà la morte per mano austriaca nella terra di Porto Tolle.

02. CENTRALI METANIFERE VISIBILI
Sui percorsi indagati sono visibili quattro centrali metanifere. Alcune presentano ancora l’architettura originale, mentre altre sono state restaurate e non sono quindi immediatamente riconoscibili.
• Centrale metanifera frazione di Donzella: Via Po di Gnocca, 45018 Porto Tolle.
• Centrale metanifera frazione di Scardovari: Via Calamandrei 2/4, 48018 Porto Tolle. • Centrale metanifera località Fraterna: Via Po delle Tolle, 45018 Porto Tolle.
• Centrale metanifera frazione di Pila: Via Curtatone 48/103, 45018 Porto Tolle


03. SACCA DEGLI SCARDOVARI
Via Belvedere, 45018 Porto Tolle
La strada panoramica si snoda lungo questo bellissimo specchio d’acqua che ospita la coltivazione dei mitili; le cavane dei pescatori e il bellissimo gioco di colori che nasce dall’incontro tra cielo e mare, regalano immagini di grande suggestione.

04. AZIENDA DACCO’
Via Del Mare, 45018 Porto Tolle- argine destra Po delle Tolle
Ruderi del passato contadino della frazione di Bonelli. Nel 1957 questa parte dell’azienda venne completamente sommersa dalle acque e definitivamente perduta. Possiamo consideralo come l’emblema del territorio che è andato perduto a causa della subsidenza.

05. FRAZIONE DI SCARDOVARI
Via Roma- 45018 Tolle Porto Tolle
All’inizio degli anni ’40 a Porto Tolle, esattamente nella Frazione di Scardovari, venne realizzata la prima centrale di estrazione metanifera, con una portata di 200 mila metri cubi di gas naturale, attraverso una rete di metanodotti. Questa nuova risorsa, oltre a portare lavoro e guadagno, in poco tempo porta anche i primi problemi. Infatti il rapporto di estrazione tra acqua e metano nel Polesine era di 1/1, quindi con 1 m3 di gas metano veniva estratto 1 m3 di acqua. L’acqua salmastra estratta veniva poi buttata nei canali di scolo, da cui si attingeva per l’irrigazione dei campi e l’abbeveraggio del bestiame; inoltre il sistema idrico non era stato progettato per sopportare tutti i giorni quantitativi di acqua così elevati. Gli agricoltori e gli allevatori chiedevano che fosse buttata direttamente in Po. I contrasti furono molti, ma gli interessi erano molto più grandi e importanti.

06. PROPRIETA’ VALLESELLA, FRAZIONE DI TOLLE
Via Po delle Tolle, 45018 Porto Tolle
La proprietà Vallesella situata nella frazione di Tolle, tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900 ospitava una delle prime centrali di estrazione del metano di proprietà della famiglia Fusetti. Attualmente non è più visibile l’impianto che è stato smantellato dopo il divieto del Governo di continuare le estrazioni.

07. CASA PADRONALE CA’ZULIANI
Piazza Costituzione – 45018 Tolle Porto Tolle
Complesso edificato nella seconda metà del ‘700 dalla famiglia Zulian. Questo è un tipico esempio di come si presentavano le case padronali deltizie, con i rustici e l’aia.

08. FRAZIONE DI PILA
Via Curtatone, 45018 Tolle Porto Tolle
Tra il 1951 e il 1955 tra la frazione di Pila e Polesine Camerini erano presenti 120 pozzi metaniferi; in questo arco di tempo furono estratti 95 milioni di metri cubi di metano, costituendo il dato di estrazione più elevano in tutto il Polesine. Facendo una somma con i pozzi presenti anche in tutta la provincia di Ferrara, si arrivava a soddisfare il fabbisogno nazionale del 50%. Queste estrazioni provocarono l’abbassamento dei terreni, e l’alluvione del 1951 venne già considerata la prima legata al fenomeno della subsidenza. Questi abbassamenti portarono a rendere inefficiente il sistema di difesa idraulica, e nel 1957 si verificò per la prima volta la risalita delle acque salate alla foce del fiume Po, visto che l’abbassamento alla foce era di un metro e mezzo, quella del ‘57 fu l’ennesima alluvione legata a questo fenomeno.

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